Presentazione
Presentation



Il Campo giovani ecumenico da Eurhope a Eurhome è una settimana residenziale con ragazzi e ragazze di diverse confessioni cristiane. Il primo si è tenuto nell’estate del 2009 alla presenza di anglicani, ortodossi romeni e cattolici italiani, accompagnati dai loro sacerdoti e responsabili. Oggi siamo arrivati alla quarta edizione e al primo nucleo di giovani si sono aggiunti anche i giovani luterani di Svezia e Danimarca.
E quando nella Marche si parla di «casa » comune e accogliente non si può fare a meno di pensare a Loreto e al Centro Giovanni Paolo II che su questa iniziativa, unica nel suo genere, ha posto il marchio. È stato proprio nella collina di Montorso che il 2 settembre 2007 Benedetto XVI, tra i 72 giovani «inviati» nel mondo per essere missionari, ne scelse due, Laura e Caterina, che avessero una particolare attenzione al dialogo ecumenico e li inviò a Sibiu.
Il 2008 è stato un anno di intense relazioni capaci di porre le fondamenta a quanto era stato seminato con abbondanza.
Essere amici, abitare la stessa casa è il richiamo costante che le pietre della 'Casa del sì' di Maria custodite a Loreto fanno al nostro pellegrinaggio terreno dietro Gesù.
Giovanni Paolo II nella lettera inviata a Mons. Pasquale Macchi nell’occasione del VII centenario del santuario così scriveva: «La Vergine Lauretana dall’alto del suo colle … possa accogliere sotto il suo manto tutti i cristiani in un gesto materno, ravvivando la nativa vocazione ecumenica di codesto Santuario, che ha radici, secondo la tradizione lauretana, nell’Oriente cristiano».
Benedetto XVI aveva raccomandato alla GMG di Sydney durante l’incontro ecumenico nella cripta della Cattedrale di Saint Mary: «Il dialogo ecumenico avanza non solo mediante uno scambio di idee ma condividendo doni che ci arricchiscono mutuamente. Un’idea è finalizzata al raggiungimento della verità; un dono esprime l’amore. Ambedue sono essenziali al dialogo».
Per questo il Centro Giovanni Paolo II, nella logica della quotidianità, si è fatto apostolo di questo che è stato chiamato «lo Spirito di Loreto».
I ragazzi hanno assimilato questi messaggi attraverso l’esperienza della vita comune che gli ha permesso di rifuggire la tentazione di considerare la 'dottrina come fonte di divisione': hanno vissuto l’amore reciproco, riconoscendo i doni che ognuno può portare.
In questo pellegrinaggio paradossalmente la lingua rappresenta una difficoltà superiore rispetto alla facilità con cui i giovani vivono gesti comuni di fede, di servizio e di preghiera. Un piccolo passo, ma fondamentale, verso l’unità. Un seme gettato con generosità e nello spirito della pasquale.

La frase di un ragazzo anglicano detta qui a Loreto traduce in un linguaggio giovanile la memoria che desideriamo vivere e attualizzare con gratitudine e responsabilità: «Perché siamo divisi se stiamo così bene insieme?»