Decennale

Visita del cardinale Stanislaw Dziwisz: un articolo di Don Francesco.


È rimasto il “segretario”. Questa è stata la mia sensazione a fianco del Cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz. Un uomo che con grande umiltà nella giornata in cui è stato con noi non ha mai occupato gli spazi centrali, lasciando agli altri, in questo caso ai giovani e a tutti quelli che ha incontrato, la ribalta.
Non vi sembri secondario questo che vi dico perché credo che davanti al mondo giovanile la Chiesa, noi preti, dovremmo essere più compagni di viaggio che primi attori. Troppo spesso ai giovani chiediamo solo di riempire le piazze per sentire i nostri discorsi. E questo non perché non abbiamo nulla da dire, non perché siamo di altri tempi e quindi incapaci di interagire con le sfide della post-modernità ma per essere in mezzo alle giovani generazioni la continuazione di quello sguardo esigente e misericordioso di Gesù che prima ancora di giudicare il giovane dalla sua risposta, ci dice il vangelo: “fissatolo lo amò”. E tutto questo parte dall’ascolto attento e paziente.
“Don Stanislao” è stato con noi un pomeriggio al Centro Giovanni Paolo II e nel clima familiare e intenso ci ha raccontato di un Papa il cui segreto sono state le lunghe ore dedicate alla preghiera silenziosa, in chiesa o in mezzo alle bellezze della natura. Un Papa contemplativo Giovanni Paolo II, per questo un papa operativo, dinamico, capace di cogliere i segni dei tempi. Prudente perché affidato completamente allo Spirito Santo a cui fin da piccolo ha recitato la preghiera insegnatagli da suo padre. Fu proprio questa l’ultima preghiera recitata prima di morire. Altro che diplomazie, sotterfugi e mezze verità!
E poi il tempo dedicato ai giovani, fin da quando entrò giovanissimo prete in una parrocchia vicino a Cracovia. I giovani sono stati realmente nel suo cuore. E ha saputo condurre la Chiesa del suo tempo ad averli nel cuore, come un tesoro, un talento e una profezia.
Per non essere mal interpretato vorrei riprendere quello che scrisse in una lettera autografa il giorno dell’inaugurazione del Centro che a Loreto porta il suo nome: «Sotto lo sguardo amorevole della Madre di Dio, questo luogo diventi sempre più una singolare palestra d’incontro e di dialogo tra la comunità cristiana e le nuove generazioni». Giovanni Paolo II fino al momento di entrare nella casa del Padre ha saputo mantenere vivo e significativo questo dialogo tra le generazioni. Ci ha insegnato a vivere e morire.
E “don Stanislao” ha saputo comunicarci l’affetto per il successore di Pietro, non ha creato un mito; ha saputo comunicarci l’affetto filiale per la Chiesa di oggi e non il rimpianto per chi non c’è più.
Il gemellaggio stipulato tra il Centro Giovanni Paolo II “Non abbiate paura” di Cracovia e il Centro Giovanni Paolo II “Ecco la vostra casa” di Loreto non è altro che la volontà di continuare oggi a lavorare un terreno in cui è stato con abbondanza seminata la parola di Dio non dimenticando di aprirci al vero che viene a noi sotto le vesti del nuovo.

(fonte "Emmaus", settimanale della Diocesi di Macerata)