Decennale

10 dicembre - L'intervento del cardinale Angelo Comastri


Quando venni a Loreto il 21 dicembre 1996, mi troverai uneredit impegnativa, il papa Giovanni paolo II, un anno prima aveva detto ai giovani qui a Loreto: Giovani dEuropa, ecco la vostra casa, ma come trasformare Loreto in casa di giovani? La decisione era grossa, ora a cosa fatte sembra semplice, ma allora prendere decisioni non era semplice.
Lo stimolo venne da una fatto di cronaca: nel 1997 ci fu quellepidemia drammatica che evidenzi il vuoto giovanile: il lancio dei sassi dal cavalcavia. E le Marche pagarono un prezzo altissimo, la prima vittima fu una ragazza marchigiana, di Civitanova Marche. Mi colp tantissimo la dichiarazione che fece il Dott. Andreoli, il quale disse testualmente: questi giovani non sono malati, se fossero malati sarebbe comodo, nessuna responsabilit per la malattia, non sono neanche cattivi, perch non cera in loro la volont di uccidere, ma c qualcosa di peggio:  sono vuoti, incapaci di distinguere il bene dal male, hanno solo un criterio di valutazione: mi va o non mi va, mi piace e non mi piace.
E poi un giornalista scrisse su Repubblica: se questa diagnosi vera, tra qualche anno saremo costretti, noi genitori, a dire. Figli nostri, figli mostri.
Nel frattempo ebbi un incontro con D. Oreste, il quale mi disse:  Guardi che lei ha un grande responsabilit, voi a Loreto dovete fare qualcosa per i giovani, la Madonna lo vuole. Sa che io ho avuto il permesso di andare nelle discoteche dellAdriatico, di poter entrare intorno alle due di notte, si spegne la musica e io ho a disposizione un minuto o due, dico soltanto questo: cari ragazzi, siete venuti qui per cercare la felicit, io onestamente vi dico che qui non la troverete. Se volete essere felici fate del bene, solo facendo del bene e spendendosi per gli altri si trova la felicit.
Guarda che questo si pu insegnare ai giovani nella Casa di Maria perch il Magnificat nato dal cuore di una giovane che si totalmente data al Signore per donarsi allumanit.
Allora venne provvidenziale la preparazione dell Italia al Giubileo del 2000, con la realizzazione di opere che potessero accogliere i pellegrini. Ci mettemmo a lavorare al progetto, in quella fase ci aiut tanto Mons. Alberti; chiaramente non era facile realizzare una casa che rispettasse la campagna marchigiana, che non fosse troppo invasiva, un pugno in un occhio. Alla fine quando presentammo il progetto non cera nessun entusiasmo e nessuna voglia di approvarlo, mi dissero di andare io in Consiglio comunale per lapprovazione.
Ma come dissi vi presento unopera bella, e mi chiedete lumiliazione di andare in Comune come un mendicante a perorare una causa che solo a vantaggio di Loreto. Comunque andai, non fu una riunione facile, non sapevo come sarebbe andata a finire;  alla fine sicuramente chi ha messo le mani la Madonna dissero di si senza tanta convinzione.
Il passo successivo fu quello di fare inserire questopera tra le opere giubilari e ricordo che con Gigetto (lautista del vescovo) abbiamo fatto i solchi sulla strada per Roma. Alla fine fu inserita tra le opere giubiliari.
Durante la costruzione voi non potete immaginare quante furono le difficolt che incontrammo, durante i lavori ci dicevano: adesso basta, togliendoci le sovvenzioni, ma come siamo gi a  lavori iniziati vi dico solo che quei quattro capelli che avevo in testa li persi in quelloccasione,gi ne avevo pochi.
Poi le difficolt tecniche, non era facile su quella collina costruire un Centro,  perch il progetto era fatto, ma cerano anche delle lacune, dei vuoti e bisognava in corso dopera prendere delle decisioni. Bisognava costruirlo con non pi di 90 posti letto, ma con un auditorium che potesse essere disponibile per realizzare anche grandi incontri, cosa che poi si rivelata provvidenziale. E poi uscita la casa che adesso voi vedete.
Ma mentre si costruiva, io mi preoccupavo anche delle persone da mettere in quella casa, che dessero lo spirito, avere le mura e non avere le persone che portassero avanti il progetto, era inutile.
La provvidenza mi venne incontro perch venni a sapere la decisione del Padre provinciale degli Oblati di M. Immacolata di ritirare da Lourdes P. Alfredo Ferretti, ma cera una grossa lotta tra il vescovo di Lourdes (ancora lattuale) e il padre provinciale. In mezzo mi ci misi io chiedendo che P. Alfredo venissi a Loreto e il vescovo di Lourdes me lha  perdonato solo lanno scorso perch P. Alfredo con i giovani svolgeva unopera eccezionale, lanno scorso ho rivisto il vescovo a Roma e mi ha detto: Beh, ormai la cosa fatta, ringrazio anche la Madonna perch a Loreto partito un grande progetto.
E accanto  fu anche la volont della Madre Generale di mandare alcune Suore Alcantarine perch insieme a P. Alfredo fondassero spiritualmente la casa.
Non era facile dare volto a un progetto giovanile, anche l ci fu la mano della Madonna, perch io pensavo tale realizzazione non sarebbe stata immediata, ma che ci sarebbero voluti anni per dare vita a tale progetto e invece questo part subito; forse anche perch cera lesigenza di una casa che desse dei contenuti ai giovani per elaborare un progetto per la vita.
Partirono incontri per i giovani, giovani fidanzati, giovani coppie perch ci si rese conto che bisognava anche lavorare per coloro che erano chiamati ad essere gli educatori dei giovani, affinch prendessero coscienza del loro ruolo.
Un frase che ho ritrovato in questi giorni di una pensatrice ebrea, frase citata anche da D. Oreste Benzi, dice: gli adulti che non si assumono la responsabilit di educare figli, giovani, rinunciano al ruolo fondamentale di introdurre nel mondo i figli che hanno chiamato a vivere nel mondo.
Ecco allora il doppio binario della casa che continua: lattenzione ai giovani e anche agli educatori dei giovani perch insieme recuperiamo questa passione a cui Papa Benedetto ci sta richiamando un po tutti  chiamandola Emergenza, Emergenza educativa e in questa contesto il Centro Giovanni Paolo II acquista ancora di pi la sua attualit e direi anche la sua bellezza.
Contemporaneamente stabilimmo un comitato che presiedesse a tanti necessari interventi che dessero operativit alla casa come la cappella, che a quei tempi era solo una stanza, un comitato che ha lavorato con grande impegno.
Molti degli arredi della casa riuscimmo ad averli da Giovanni Paolo II tramite il suo segretario, la casa piena di ricordi di Giovanni Paolo II, primo tra tutti il busto che c nel porticato che ci vorrebbe solo una serata per raccontare le avventure per portarlo da Roma fin qui. Cos la casa acquist signorilit e dignit, una casa che fosse accogliente
Sono veramente grato per tutti coloro che hanno lavorato per il Centro, sono tanti, il Signore lo sa e la Madonna li ha segnati tutti nellarchivio del suo cuore e li porto con me nella preghiera quotidiana perch io di Loreto porto nel cuore tanti ricordi, ma due in particolare ogni giorno: il centro Giovanni Paolo II e i quaresimali sono ricordi indimenticabili che ogni volta che rivisito mi commuovo.
Ora il Centro affidato allArci Vescovo Tonucci, al Direttore Don Francesco Pierpaoli e alla comunit delle Suore Oblate di M. V. di Fatima, al vostro cuore, so che lavorate con tanta passione ed entusiasmo e questo bello perch significa amare i giovani, costruire il futuro, dare ai giovani un segnaletica, una direzione che dia senso alla loro vita e nessuno come Maria, perch Maria era un giovane, pu aiutare i giovani ad usare bene la vita, nessuno come Maria pu aiutare i giovani a capire qual la vera grandezza a volte si parla degli incontri dei grandi della terra, c da sorridere poi quando si vede chi sono questi grandi della terra Maria, quando langelo entr nella sua casa, era piccola, il suo nome non appariva da nessuna parte, solo nel cuore di Dio e Maria era davvero la donna pi grande di tutta la storia Benedetta tu fra tutte le donne e Maria   in grado di parlare alla libert dei giovani, ad insegnarli la vera grandezza, in grado di indicare ai giovani la segnaletica della felicit.
Don Oreste diceva spesso che la segnaletica della felicit deve essere tutta rifatta perch tutta sbagliata, ingannevole, quante volte alla televisione sentiamo la parola: felicit, felicit, felicitquesti sono imbrogli, il Magnificat nasce soltanto a determinate condizioni, e Maria sa quali sono queste condizioni.
Caro d. Francesco continuate a lavorare a questopera, io vi auguro di aiutare tanti giovani a far silenzio dinanzi alla storia di Maria, ad imparare da lei il senso della vita, allora saranno giovani felici, capaci di cantare come Maria di generazione in generazione.
Buon lavoro

Il card. Comastri, visitando nel pomeriggio il centro, ci ha lasciato scritto la seguente dedica:

Qui ho sognato con un po di ardimento.
Ora vedo che la realt pi bella e pi grande del mio sogno.
Avanticon Maria!
Angelo card. Comastri