C'eravamo anche noi!
Giovani minoranze, non scoraggiatevi!

Don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro, è stato invitato a relazionare sul tema della Chiesa - casa all’incontro organizzato dalla Conferenza delle Chiese cattoliche Europee tenutosi a Cipro dal 3 al 6 marzo.
Ecco un resoconto delle giornate
Sud-Est Europa: messaggio dei vescovi in vista della Gmg
"Cari giovani cattolici, anche se siete in minoranza nei vostri Paesi, non vi scoraggiate!". Si apre così il messaggio che i presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, riuniti dal 3 al 6 marzo a Nicosia (Cipro), hanno rivolto ai giovani cattolici dei loro Paesi. All'incontro, organizzato dal Ccee su invito di mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti, hanno partecipato sette Conferenze episcopali: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Romania e la Conferenza episcopale internazionale Ss. Cirillo e Metodio, insieme alla diocesi di Chisinau (Repubblica Moldova). Hanno anche preso parte mons. Antonio Franco, nunzio apostolico in Cipro, Sua Beatitudine Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo, e diversi esperti. Come momento di preparazione alla prossima XXVI Giornata mondiale della gioventù (Madrid, 16-21 agosto 2011), il tema di fondo scelto per questo incontro era: "Radicati in Cristo. Saldi nella fede. La pastorale giovanile nel Sud-Est Europa". Al termine del loro incontro e alla luce dei numerosi interventi, i partecipanti hanno voluto rivolgere ai giovani cattolici dei Paesi del Sud-Est Europa questo messaggio:
Vi vogliamo incoraggiare. Cari giovani cattolici, anche se siete in minoranza nei vostri Paesi, non vi scoraggiate! Siete in comunione con milioni di giovani cattolici in tutto il mondo. La Gmg di Madrid, per la quale alcuni di voi si stanno preparando a partecipare, costituirà una potente carica d'incoraggiamento per tutti voi. Non siete soli a credere e a sperare in Cristo. Un'immensa marea di giovani spera in Cristo, ama Cristo e confida in Cristo.
Conosciamo le vostre difficoltà. Difficoltà da famiglie distrutte, difficoltà per trovare un lavoro stabile, difficoltà derivanti dall'"eclisse del senso di Dio" nella società in cui siete chiamati a vivere, difficoltà a causa del cattivo esempio di alcuni adulti. Per molti di voi emergono difficoltà derivanti dal vivere in una società che per decenni è stata dominata da ideologie totalitarie e dall'ateismo pratico e teorico che ancora avvelenano gli animi...
Confidiamo in voi. Malgrado queste difficoltà abbiamo un'immensa fiducia in voi, nella vostra innata generosità, nel vostro rifiuto di adeguarvi passivamente alla moda dei tempi, nella vostra sensibilità per le sofferenze altrui, nel vostro senso di giustizia, per la ricerca della pace, nella sete per la verità che vi caratterizza. Ci è nota la vostra voglia di interiorità e di silenzio che si esprime nella preghiera prolungata. Tutto questo, se valorizzato, può rappresentare una forza immensa di rinnovamento delle nostre comunità. Voi potete diventare il lievito che dà sapore alle nostre comunità stanche e qualche volta non più motivate.
Create relazioni, create ponti. Voi vivete in società multiculturali, multireligiose e multietniche. Siete chiamati a testimoniare l'invito di Cristo a diffondere l'amore per tutti gli uomini, al di là di ogni religione e di ogni ideologia. Noi sappiamo che per il cristiano: "Non c'è né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3, 28). Siete chiamati a perdonare i torti che i vostri padri hanno subito, a superare con la dolcezza di Cristo tragiche situazioni che hanno segnato il passato. Siete chiamati a realizzare quello che, talvolta, non sono riusciti a fare la generazione chi vi ha preceduto: il dialogo fraterno coi vostri coetanei anche di diversa religione o confessione cristiana; la collaborazione per la giustizia e la pace. Oggi voi possedete più di ieri la capacità di capire le ragioni degli altri. Così, la vostra testimonianza di cristiani diventerà anche il vostro impegno missionario in una società dove la violenza e l'odio sembrano caratterizzare la cultura del nostro tempo.
"Rimanete radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede". Il tema ispiratore della Gmg di Madrid costituisce anche per noi, vostri pastori, un pressante invito. "Radicati e fondati in Cristo", vuol dire fondare tutta la vostra vita sulla persona di Cristo. Si tratta della totalità della vita e non la parzialità delle nostre esperienze; si tratta dei veri fondamenti sui quali si basa tutta la vita dell'uomo; è una visione, una scelta, un atteggiamento, un progetto di vita, un modo di vivere. Il battezzato è chiamato a vedere nel suo battesimo un segno di appartenenza alla persona stessa di Cristo. Qui si vive l'incontro con Cristo-giovane che chiama i giovani a seguirlo e a diventare i suoi discepoli e profeti del suo vangelo nel mondo di oggi. Che la Vergine, la Theotokos, i Santi Apostoli fondatori di questa Chiesa di Cipro, Paolo e Barnaba e San Marone, il Padre della Chiesa Maronita, vi proteggano e intercedano per i tutti i nostri giovani.
CCEE: CHIESE SUD-EST Quale casa per loro?
Incontro dei vescovi a Cipro: i giovani, il Vangelo, la Chiesa
La "pastorale giovanile" non è un lusso, ma "è qualcosa di decisivo per il futuro della Chiesa, ma anche oserei dire, dell'Europa". Ne è convinto il presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa (Ccee), card. Péter Erdő, nel saluto inviato all'incontro dei presidenti e dei rappresentanti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, che si è svolto dal 3 al 6 marzo a Nicosia sul tema della pastorale giovanile, in vista della Giornata mondiale della Gioventù di Madrid (16-21 agosto 2011). L'appuntamento annuale, promosso dal Ccee su invito di mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti, ha visto la partecipazione delle Conferenze episcopali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Romania e dela Conferenza episcopale internazionale SS. Cirillo e Metodio insieme con la diocesi di Chisinau (Repubblica Moldova). All'incontro erano presenti anche mons. Antonio Franco, nunzio apostolico in Cipro, mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini e mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa. Nel messaggio il card. Erdő ha sottolineato che le Gmg "sono un chiaro segno di speranza" perché esse mostrano giovani "desiderosi di sentire una parola esigente e profonda dal Papa" e di avere "momenti di preghiera" e "di festa" con altri giovani che "condividono con loro la fede". Si è anche ricordato il vescovo Luigi Padovese, già presidente della Conferenza episcopale della Turchia mentre al termine delle tre giornate è stato diffuso una messaggio ai giovani (cfr.www.agensir.eu).
La cultura del Vangelo. Mons. Youssef Soueif ha ricordato la visita apostolica di Benedetto XVI dello scorso giugno, la cui "eco è sempre viva nei nostri cuori e nella nostra isola". I giovani "radicati e fondati in Cristo", ha detto, sono "portatori, nel loro modo di vita e nella loro parola, della cultura del Vangelo" "che fa costruire nel mondo l'amore" attraverso "la pace, il perdono e l'apertura a tutti gli uomini".
Mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, a cui fanno capo le diocesi cattoliche di Palestina, Israele, Giordania e Cipro, ha sottolineato che in Medio Oriente "una pastorale tipicamente giovanile é assolutamente indispensabile" anche perché "i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale" e uno stimolo al dialogo tra le Chiese cristiane "in quanto "molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche".
Gli Ortodossi e il presidente della Repubblica. L'incontro ha avuto anche una dimensione ecumenica grazie alla partecipazione del rappresentante di Sua Beatitudine Chrysostomos II, arcivescovo di Nea Giustiniana e di tutta Cipro, del metropolita Isaia di Tamassou e del metropolita Georgios di Pafos.
I partecipanti all'incontro sono stati ricevuti dal presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha parlato della situazione dell'isola divisa, dopo l'invasione turca del 1974. Il presidente ha ribadito l'importanza di "vivere in pace" rispettando le reciproche "differenze di linguaggio e religione" e ha affermato che "bisogna trovare una soluzione politica al nostro problema, perché i cittadini che hanno abbandonato le loro terre possano tornare alle loro case e proprietà" aggiungendo di essere "pronto a un compromesso", anche se sarà "doloroso".
Gmg: non sono un episodio. Don Eric Jacquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici ha ricordato che le Gmg "hanno portato tanti frutti nell'arco di questi ultimi 25 anni" perché "hanno contribuito alla formazione di nuove generazioni molto impegnate nella Chiesa". Questi eventi "hanno aiutato i giovani ad avere una visione chiara dell'identità cattolica". Don Jacquinet ha anche ricordato che "se i gruppi arrivano a Madrid senza preparazione e se dopo l'evento non se ne parlerà più, i frutti per la Chiesa saranno pochi".
Il desiderio di una casa. Oggi i giovani hanno "desiderio di una casa". È stata la considerazione di don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro giovanile Giovanni Paolo di Loreto. Riprendendo il discorso di Benedetto XVI a Cracovia (27 maggio 2006), il sacerdote ha sottolineato che i giovani hanno nostalgia di una casa in cui "il pane quotidiano" sia "l'amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore". Dopo aver affermato che nei giovani occorre "far maturare le domande" ha sottolineato che in Europa di fronte alla "prima generazione incredula" bisogna creare nuove occasioni di incontro con la fede e con la Chiesa.
Nei villaggi maroniti. I vescovi hanno visitato alcuni villaggi maroniti nella parte nord dell'isola occupata dai Turchi e hanno celebrato la messa con la comunità di Kormakitis dopo aver sostato in una piccola chiesa dove è custodita la più antica croce di Cipro.
Hanno inoltre incontrato religiosi e religiose che nell'isola sono una testimonianza cristiana umile e feconda e hanno trascorso una serata con ragazzi e i giovani che con musiche, canti e danze hanno raccontato la storia e la vita dei Maroniti di Cipro.
CCEE: CHIESE SUD-EST Con gli occhi del futuro
I giovani: una presenza ricca di speranza nonostante le difficoltà
Nell'incontro tenutosi a Cipro dal 3 al 6 marzo, in vista della Giornata mondiale della gioventù (Madrid 16-21 agosto), i presidenti di otto Conferenze episcopali del Sud-Est d'Europa hanno descritto situazione e prospettive della pastorale giovanile nelle loro Chiese. Una relazione è stata dedicata anche alla realtà dei giovani in Terra Santa. Ecco, in sintesi, il quadro emerso dai nove interventi.
Bosnia Erzegovina: dopo le ferite della guerra
I giovani della Bosnia-Erzegovina, rispetto ai coetanei di altri Pesi europei, vivono "l'esperienza negativa di essere cresciuti durante la guerra", tanto che il "62% desidera lasciare il proprio Paese". Ad affermarlo è stato mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, il quale ha anche sottolineato che in seguito alla guerra la popolazione cattolica è scesa dal 19 al 12%. In tutte le diocesi del Paese operano "commissioni di pastorale giovanile" e particolarmente vivace è il Centro arcivescovile per la pastorale giovanile Giovanni Paolo II fondato nel 2006, "che è luogo dell'educazione - ha spiegato mons. Komarica - ma anche di incontri, di spiritualità, di opere di carità e di attività sportive: insomma un posto dove i giovani possono sviluppare la loro creatività e in essa la loro ricerca interiore". Nel Centro, da alcuni anni, si sono sviluppate due iniziative, "il campo estivo ecumenico" e il "campo estivo della pace". Per rafforzare la collaborazione tra i giovani del Paese e quelli che sono all'estero opera il "Comitato per i giovani" della Conferenza episcopale mentre le diocesi della Bosnia-Erzegovina promuovono un incontro biennale dei giovani cattolici. A quello del 2009, c'erano 15.000 ragazzi. Tra le priorità: "aiutare i giovani a prendere in mano la pastorale a loro rivolta", "promuovere la nascita di associazioni, movimenti e strutture pastorali nei decanati e nelle parrocchie" e "creare nuovi luoghi per realizzare progetti di convivenza tra i giovani dopo le divisioni provocate dalla guerra".
Grecia: la volontà di una minoranza
"La pastorale giovanile in Grecia rispecchia la situazione di una Chiesa minoritaria in un Paese a stragrande maggioranza ortodossa. Ciò significa che i nostri giovani non possiedono sempre i modelli sociologici e una psicologia di gruppo che li possa aiutare ad avere una propria autocoscienza cattolica". Dopo questa premessa mons. Ioannis Spiteris, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia, ha ricordato che la Conferenza episcopale greca dal 1970 ha creato una Commissione pastorale per i giovani. "Il numero dei giovani che segue le nostre organizzazioni è esiguo ma cerchiamo di raggiungerli nella preparazione al matrimonio e nel percorso delle giovani famiglie. "Il grande problema - ha sottolineato mons. Spiteris - è come raggiungere la grande massa dei giovani che senza essere contro le Chiese si sono allontanati giustificandosi che non hanno tempo a causa degli studi e del lavoro oppure ammettono l'indifferenza riguardo la religione". In una situazione complessa si evidenziano: la vitalità della pastorale giovanile nelle isole di Syros e Tynos dove esiste una realtà cattolica molto viva, la presenza di giovani cattolici tra gli immigrati nelle grandi città, il contributo che molti giovani greci portano al loro ritorno dagli studi universitari all'estero dove partecipano a esperienze di fede in associazioni e movimenti. "Un altro elemento della nostra pastorale giovanile è la dimensione ecumenica, noi - ha aggiunto mons. Spiteris - cerchiamo di spiegare ciò che divide ma soprattutto ciò che unisce".
Moldova: il coraggio di crescere
"Siamo abituati al sacrificio e soprattutto siamo consapevoli che la nostra vocazione deve confrontarsi con le problematiche di una società in continua evoluzione". L'esperienza della Chiesa di Moldova in ambito giovanile, presentata da mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau e presidente della Conferenza episcopale, tiene conto di una storia di sofferenza e di una attualità in cui sono evidenti "la pressione materialistica", la "pressione migratoria" e la "scarsa formazione umana e cristiana".
In questo contesto, ha grande importanza il servizio dei sacerdoti, dei religiosi, in particolare dei salesiani nell'educazione e nella formazione professionale. In questo orizzonte si pone anche la prima Settimana sociale per la Chiesa cattolica moldava che si terrà in ottobre sul tema "Il coraggio di crescere accanto agli ultimi". "Siamo - ha detto il vescovo - una Chiesa giovane che ha nei giovani il suo potenziale per essere maggiormente presente sul territorio moldavo". Ecco perché vengono organizzate piccole scuole di formazione" mentre ogni anno si tengono due giornate per i giovani : il primo per vicini e lontani, il secondo per quanti vogliono fare un cammino cristiano. "È forte - ha sottolineato mons. Cosa - il bisogno che i nostri giovani hanno di uscire dall'isolamento socio-culturale, che li rende sofferenti e spesso genera in loro un certo complesso di inferiorità nel dialogo con le altre comunità cattoliche d'Europa".
Cipro: andare dove sono
"I giovani sono pronti ad ascoltare la Parola di Dio" e a impegnarsi "nella missione e nell'apostolato" ma "la Chiesa è chiamata a partire" per "andare a trovare i giovani dove sono". Ne è convinto mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti che nel suo intervento ha anche spiegato come, nell'isola, "i giovani cattolici appartengono alla comunità maronita e latina". I primi sono generalmente ciprioti, con pochi altri provenienti da Paesi diversi, come il Libano; i giovani della comunità latina, perlopiù stranieri, sono "operai, studenti universitari o funzionari". "Fino ad oggi non c'è un pastorale giovanile cattolica comune - ha raccontato il vescovo - ma la visita apostolica di papa Benedetto XVI è stata una buona occasione per iniziare a lavorare insieme". Nelle comunità maronite, a livello giovanile, ci sono "gruppi e organismi che non sono lontani dalle parrocchie" e "villaggi, gruppi e Chiesa formano un legame stretto"; nella comunità latine "si animano incontri spirituali dove i giovani sono insieme agli adulti" e c'è un "inizio di pastorale vocazionale". Mons. Soueif ha indicato, tra le priorità della pastorale giovanile, "l'educazione alla cultura dell'altro, accettando la diversità e lavorando per l'unica società di Cipro, caratterizzata dalla convivialità e multiculturalismo". Altrettanto importante "promuovere le attività giovanili nei villaggi maroniti", spopolati dopo la divisione dell'isola nel 1974, a seguito dell'invasione turca. Per il vescovo "i giovani cattolici sono chiamati a conoscere le loro identità", ma anche ad "avere amore, apertura e collaborazione con tutti". Ulteriore impegno è infine quello aiutare i ragazzi a "visitare tutte le case di Dio, chiese, monasteri e moschee, che sono spazi di fratellanza, perdono e pace".
Bulgaria: una nuova generazione
La Chiesa cattolica è presente, in Bulgaria, solo con tre diocesi, due di rito occidentale latino e l'altra di rito orientale e rappresenta l'1% della popolazione, anche se il vero problema non è la condizione di minoranza quanto le difficili condizioni del Paese. "Tanti giovani - ha infatti raccontato mons. Christo Proykov, esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale bulgara - tra i quali non pochi cattolici, lasciano il Paese per cercare una vita più normale". Il vescovo ha aperto uno squarcio sulla storia di una chiesa che ha molto sofferto, durante il periodo comunista, quando "quasi tutti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sono stati in carcere" e alcuni sono "stati condannati a morte, altri uccisi senza processo". Nel 1989, quando è crollato il regime la chiesa "è uscita indebolita ma viva", con "una grande autorità morale riconosciuta ufficialmente". Per quanto riguarda i giovani mons. Proykov ha notato che "oggi i ragazzi sono bombardati dai messaggi del mondo materialista e pur essendo sensibili e attratti dal messaggio cristiano trovano difficile andare controcorrente". Per questo la "partecipazione agli incontri internazionali come Madrid, è molto importante", perché il contatto con tanti altri giovani cristiani "dà loro il coraggio e l'entusiasmo di andare avanti". Il vescovo vede comunque "segni di speranza per il futuro", perché "cresce una nuova generazione" che ha la possibilità di "approfondire la propria fede" e ci sono "dei giovani che restano nel Paese o altri che, dopo aver studiato all'estero, tornano in Bulgaria".
Santi Cirillo e Metodio: i giovani per i giovani
"Giovani per giovani", la scuola di formazione degli animatori che solo l'anno scorso ha preparato 50 ragazzi già impegnati nelle diocesi, è il fiore all'occhiello della pastorale giovanile della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio, che comprende alcune diocesi cattoliche di Serbia, Montenegro, Macedonia e del territorio del Kosovo. A raccontarlo è stato mons. Djuro Gasparovic, che è stato delegato a rappresentare la Conferenza episcopale dal presidente, mons. Stanislav Hocevar: il presule è anche presidente del Consiglio per i giovani presso la stessa Conferenza episcopale, un organismo che è stato istituito per affrontare i problemi giovanili di oggi, come la "secolarizzazione", la "ricerca della propria identità", la "disoccupazione" e "la crisi di fede". Il Consiglio, che si occupa anche di stabilire i programmi annuali di lavoro e di "dare sostegno ai sacerdoti impegnati in questo particolare settore", si è già attivato per la Gmg. Mons. Gasparovic ha annunciato che "ci saranno 140 ragazzi serbi che parteciperanno all'evento di Madrid" ma ha sottolineato che "esiste anche un incontro annuale per i giovani di tutte le diocesi che si tiene in lingua croata e ungherese", occasione di "scambio di idee, progetti, relazioni amichevoli e confronto nella fede". Appuntamenti annuali per giovani si tengono anche in ognuna delle Chiese locali e ci sono appuntamenti semestrali "pastorali-catechistici" per gli studenti. Particolare attenzione viene riservata ai ritiri spirituali, "perché - ha detto il vescovo - siamo consapevoli dell'attenzione che bisogna dare alla vita interiore degli animatori dei gruppi giovani".
Albania: ascoltare e dire le ragioni del Vangelo
Nel "Paese più giovane d'Europa" (40% della popolazione al di sotto dei 25 anni e il 12% oltre i 65 anni) pesa ancora molto "l'eredità del vuoto lasciato dalla ideologia marxista che a venti anni dalla caduta del regime caratterizza ancora in parte l'orizzonte delle idee della società albanese in materia religiosa mentre dall'altra parte l'Occidente propone un modello laicista di vita e una società senza Dio ". Lo ha affermato mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana e presidente della Conferenza episcopale albanese. Anche se le difficoltà economiche rendono più difficili le iniziative pastorali, ha affermato l'arcivescovo, "credo che la chiave più giusta per entrare nel mondo giovanile sia l'ascolto. Bisogna consegnare ai giovani prima di tutto le ragioni del Vangelo e solo dopo aiutarli a capire le ragioni della Chiesa che è al servizio del Vangelo. Occorre da una parte apertura verso ciò che hanno da dire e dall'altra parte occorre avere fermezza e chiarezza nell'annuncio del Vangelo e non dei suoi surrogati areligiosi". Mons. Mirdita si è quindi soffermato su alcuni aspetti positivi. "Se in molti Paesi occidentali la Cresima è il sacramento dell'addio - ha detto - nei villaggi dell'Albania molti giovani continuano a frequentare le chiese". Anche se molto diversa è la situazione nelle città "gli universitari sono molto aperti all'educazione religiosa e disponibili se ricevono proposte formative" anche da associazioni e movimenti. Ci sono infine molti giovani albanesi emigrati dei quali, ha detto mons. Mirdita "giungono notizie di tante belle conversioni alla fede cattolica".
Romania: persone libere e responsabili
"Una presenza viva dei giovani nella Chiesa dimostra in modo inequivocabile che le nuove generazioni non sono affatto soggetti passivi della cura pastorale della Chiesa, ma vi prendono parte attiva da protagonisti: La Chiesa li deve cercare con amore materno, perché proprio nelle nuove generazioni essa ritrova ogni volta il suo volto sempre giovane e il coraggio di guardare al futuro". Così mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare e responsabile della Commissione di pastorale giovanile della chiesa greco cattolica di Romania. In un Paese che vede i cattolici (di rito cattolico e di rito greco) in netta minoranza rispetto agli ortodossi, ha aggiunto il vescovo, "cerchiamo di far comprendere la dignità cristiana, di viverla come persone libere capaci di fa fronte alle difficoltà della vita con serenità, generosità e felicità". Le iniziative sono molteplici e sono da segnalare pellegrinaggi nei santuari e alle tombe dei vescovi morti durante il regime comunista, incontri ecumenici, esperienze con giovani cattolici di altri Paesi (es.Taizè), incontri di preghiera e adorazione eucaristica., formazione degli adolescenti. Nelle scuole cattoliche studiano giovani di tutte le confessioni cristiane mentre nelle facoltà di teologia si formano i futuri sacerdoti e i futuri insegnanti laici. Le scelte pastorali più importanti sono il frutto di una collaborazione molto viva tra Chiesa greco cattolica e Chiesa romano cattolica. "La pastorale giovanile - ha concluso mons. Bercea - è ancora all'inizio e mancano una strategia chiara e formatori competenti. Nonostante tutte queste difficoltà Chiesa cattolica sta cercando di offrire un sostegno ai giovani, si a livello nazionale che locale".
Medio Oriente: la locomotiva trainante
"Per la missione della Chiesa, oggi, in Medio Oriente, una pastorale tipicamente giovanile è assolutamente indispensabile". Lo ha sottolineato mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, presentando la situazione delle diocesi cattoliche del Patriarcato, distribuite in quattro Paesi dell'area, Palestina, Israele, Giordania e Cipro. Mons. Twal ha individuato diversi "frutti positivi" di questa pastorale, tra i quali, certamente, il fatto che "i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale pastorale di tutta la comunità" in quanto "molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche": le scuole accolgono cristiani, musulmani ed ebrei; i movimenti giovanili, o anche i centri giovanili, "sono quasi sempre misti". Per il patriarca la "pastorale giovanile è un'ottima risposta al fenomeno dell'emigrazione" che "minaccia tutti i nostri giovani in Medio Oriente": la Chiesa fa molti sforzi per aiutare le famiglie "ma la medicina più potente è culturale e morale". In questo campo vengono giudicate fondamentali l'azione dell'Università di Betlemme e l'apertura dell'Università di Madaba il prossimo settembre. Positivi sono, per mons. Twal, i riscontri del lavoro della pastorale giovanile nel campo delle vocazioni: i numeri sono "buoni" e altrettanto importanti i risultati nella "formazione all'impegno per la giustizia, la riconciliazione e la pace". Tra le sfide mons. Twal ha indicato la necessità di maggiore "inserimento nella pastorale della Chiesa locale di comunità e movimenti nuovi"; importante, poi, investire nella "formazione interna e apostolica dei leader" e anche dei sacerdoti impegnati nella pastorale giovanile.

Don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro, è stato invitato a relazionare sul tema della Chiesa - casa all’incontro organizzato dalla Conferenza delle Chiese cattoliche Europee tenutosi a Cipro dal 3 al 6 marzo.
Ecco un resoconto delle giornate
Sud-Est Europa: messaggio dei vescovi in vista della Gmg
"Cari giovani cattolici, anche se siete in minoranza nei vostri Paesi, non vi scoraggiate!". Si apre così il messaggio che i presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, riuniti dal 3 al 6 marzo a Nicosia (Cipro), hanno rivolto ai giovani cattolici dei loro Paesi. All'incontro, organizzato dal Ccee su invito di mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti, hanno partecipato sette Conferenze episcopali: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Romania e la Conferenza episcopale internazionale Ss. Cirillo e Metodio, insieme alla diocesi di Chisinau (Repubblica Moldova). Hanno anche preso parte mons. Antonio Franco, nunzio apostolico in Cipro, Sua Beatitudine Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo, e diversi esperti. Come momento di preparazione alla prossima XXVI Giornata mondiale della gioventù (Madrid, 16-21 agosto 2011), il tema di fondo scelto per questo incontro era: "Radicati in Cristo. Saldi nella fede. La pastorale giovanile nel Sud-Est Europa". Al termine del loro incontro e alla luce dei numerosi interventi, i partecipanti hanno voluto rivolgere ai giovani cattolici dei Paesi del Sud-Est Europa questo messaggio:
Vi vogliamo incoraggiare. Cari giovani cattolici, anche se siete in minoranza nei vostri Paesi, non vi scoraggiate! Siete in comunione con milioni di giovani cattolici in tutto il mondo. La Gmg di Madrid, per la quale alcuni di voi si stanno preparando a partecipare, costituirà una potente carica d'incoraggiamento per tutti voi. Non siete soli a credere e a sperare in Cristo. Un'immensa marea di giovani spera in Cristo, ama Cristo e confida in Cristo.
Conosciamo le vostre difficoltà. Difficoltà da famiglie distrutte, difficoltà per trovare un lavoro stabile, difficoltà derivanti dall'"eclisse del senso di Dio" nella società in cui siete chiamati a vivere, difficoltà a causa del cattivo esempio di alcuni adulti. Per molti di voi emergono difficoltà derivanti dal vivere in una società che per decenni è stata dominata da ideologie totalitarie e dall'ateismo pratico e teorico che ancora avvelenano gli animi...
Confidiamo in voi. Malgrado queste difficoltà abbiamo un'immensa fiducia in voi, nella vostra innata generosità, nel vostro rifiuto di adeguarvi passivamente alla moda dei tempi, nella vostra sensibilità per le sofferenze altrui, nel vostro senso di giustizia, per la ricerca della pace, nella sete per la verità che vi caratterizza. Ci è nota la vostra voglia di interiorità e di silenzio che si esprime nella preghiera prolungata. Tutto questo, se valorizzato, può rappresentare una forza immensa di rinnovamento delle nostre comunità. Voi potete diventare il lievito che dà sapore alle nostre comunità stanche e qualche volta non più motivate.
Create relazioni, create ponti. Voi vivete in società multiculturali, multireligiose e multietniche. Siete chiamati a testimoniare l'invito di Cristo a diffondere l'amore per tutti gli uomini, al di là di ogni religione e di ogni ideologia. Noi sappiamo che per il cristiano: "Non c'è né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3, 28). Siete chiamati a perdonare i torti che i vostri padri hanno subito, a superare con la dolcezza di Cristo tragiche situazioni che hanno segnato il passato. Siete chiamati a realizzare quello che, talvolta, non sono riusciti a fare la generazione chi vi ha preceduto: il dialogo fraterno coi vostri coetanei anche di diversa religione o confessione cristiana; la collaborazione per la giustizia e la pace. Oggi voi possedete più di ieri la capacità di capire le ragioni degli altri. Così, la vostra testimonianza di cristiani diventerà anche il vostro impegno missionario in una società dove la violenza e l'odio sembrano caratterizzare la cultura del nostro tempo.
"Rimanete radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede". Il tema ispiratore della Gmg di Madrid costituisce anche per noi, vostri pastori, un pressante invito. "Radicati e fondati in Cristo", vuol dire fondare tutta la vostra vita sulla persona di Cristo. Si tratta della totalità della vita e non la parzialità delle nostre esperienze; si tratta dei veri fondamenti sui quali si basa tutta la vita dell'uomo; è una visione, una scelta, un atteggiamento, un progetto di vita, un modo di vivere. Il battezzato è chiamato a vedere nel suo battesimo un segno di appartenenza alla persona stessa di Cristo. Qui si vive l'incontro con Cristo-giovane che chiama i giovani a seguirlo e a diventare i suoi discepoli e profeti del suo vangelo nel mondo di oggi. Che la Vergine, la Theotokos, i Santi Apostoli fondatori di questa Chiesa di Cipro, Paolo e Barnaba e San Marone, il Padre della Chiesa Maronita, vi proteggano e intercedano per i tutti i nostri giovani.
CCEE: CHIESE SUD-EST Quale casa per loro?
Incontro dei vescovi a Cipro: i giovani, il Vangelo, la Chiesa
La "pastorale giovanile" non è un lusso, ma "è qualcosa di decisivo per il futuro della Chiesa, ma anche oserei dire, dell'Europa". Ne è convinto il presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa (Ccee), card. Péter Erdő, nel saluto inviato all'incontro dei presidenti e dei rappresentanti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, che si è svolto dal 3 al 6 marzo a Nicosia sul tema della pastorale giovanile, in vista della Giornata mondiale della Gioventù di Madrid (16-21 agosto 2011). L'appuntamento annuale, promosso dal Ccee su invito di mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti, ha visto la partecipazione delle Conferenze episcopali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Romania e dela Conferenza episcopale internazionale SS. Cirillo e Metodio insieme con la diocesi di Chisinau (Repubblica Moldova). All'incontro erano presenti anche mons. Antonio Franco, nunzio apostolico in Cipro, mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini e mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa. Nel messaggio il card. Erdő ha sottolineato che le Gmg "sono un chiaro segno di speranza" perché esse mostrano giovani "desiderosi di sentire una parola esigente e profonda dal Papa" e di avere "momenti di preghiera" e "di festa" con altri giovani che "condividono con loro la fede". Si è anche ricordato il vescovo Luigi Padovese, già presidente della Conferenza episcopale della Turchia mentre al termine delle tre giornate è stato diffuso una messaggio ai giovani (cfr.www.agensir.eu).
La cultura del Vangelo. Mons. Youssef Soueif ha ricordato la visita apostolica di Benedetto XVI dello scorso giugno, la cui "eco è sempre viva nei nostri cuori e nella nostra isola". I giovani "radicati e fondati in Cristo", ha detto, sono "portatori, nel loro modo di vita e nella loro parola, della cultura del Vangelo" "che fa costruire nel mondo l'amore" attraverso "la pace, il perdono e l'apertura a tutti gli uomini".
Mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, a cui fanno capo le diocesi cattoliche di Palestina, Israele, Giordania e Cipro, ha sottolineato che in Medio Oriente "una pastorale tipicamente giovanile é assolutamente indispensabile" anche perché "i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale" e uno stimolo al dialogo tra le Chiese cristiane "in quanto "molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche".
Gli Ortodossi e il presidente della Repubblica. L'incontro ha avuto anche una dimensione ecumenica grazie alla partecipazione del rappresentante di Sua Beatitudine Chrysostomos II, arcivescovo di Nea Giustiniana e di tutta Cipro, del metropolita Isaia di Tamassou e del metropolita Georgios di Pafos.
I partecipanti all'incontro sono stati ricevuti dal presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha parlato della situazione dell'isola divisa, dopo l'invasione turca del 1974. Il presidente ha ribadito l'importanza di "vivere in pace" rispettando le reciproche "differenze di linguaggio e religione" e ha affermato che "bisogna trovare una soluzione politica al nostro problema, perché i cittadini che hanno abbandonato le loro terre possano tornare alle loro case e proprietà" aggiungendo di essere "pronto a un compromesso", anche se sarà "doloroso".
Gmg: non sono un episodio. Don Eric Jacquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici ha ricordato che le Gmg "hanno portato tanti frutti nell'arco di questi ultimi 25 anni" perché "hanno contribuito alla formazione di nuove generazioni molto impegnate nella Chiesa". Questi eventi "hanno aiutato i giovani ad avere una visione chiara dell'identità cattolica". Don Jacquinet ha anche ricordato che "se i gruppi arrivano a Madrid senza preparazione e se dopo l'evento non se ne parlerà più, i frutti per la Chiesa saranno pochi".
Il desiderio di una casa. Oggi i giovani hanno "desiderio di una casa". È stata la considerazione di don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro giovanile Giovanni Paolo di Loreto. Riprendendo il discorso di Benedetto XVI a Cracovia (27 maggio 2006), il sacerdote ha sottolineato che i giovani hanno nostalgia di una casa in cui "il pane quotidiano" sia "l'amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore". Dopo aver affermato che nei giovani occorre "far maturare le domande" ha sottolineato che in Europa di fronte alla "prima generazione incredula" bisogna creare nuove occasioni di incontro con la fede e con la Chiesa.
Nei villaggi maroniti. I vescovi hanno visitato alcuni villaggi maroniti nella parte nord dell'isola occupata dai Turchi e hanno celebrato la messa con la comunità di Kormakitis dopo aver sostato in una piccola chiesa dove è custodita la più antica croce di Cipro.
Hanno inoltre incontrato religiosi e religiose che nell'isola sono una testimonianza cristiana umile e feconda e hanno trascorso una serata con ragazzi e i giovani che con musiche, canti e danze hanno raccontato la storia e la vita dei Maroniti di Cipro.
CCEE: CHIESE SUD-EST Con gli occhi del futuro
I giovani: una presenza ricca di speranza nonostante le difficoltà
Nell'incontro tenutosi a Cipro dal 3 al 6 marzo, in vista della Giornata mondiale della gioventù (Madrid 16-21 agosto), i presidenti di otto Conferenze episcopali del Sud-Est d'Europa hanno descritto situazione e prospettive della pastorale giovanile nelle loro Chiese. Una relazione è stata dedicata anche alla realtà dei giovani in Terra Santa. Ecco, in sintesi, il quadro emerso dai nove interventi.
Bosnia Erzegovina: dopo le ferite della guerra
I giovani della Bosnia-Erzegovina, rispetto ai coetanei di altri Pesi europei, vivono "l'esperienza negativa di essere cresciuti durante la guerra", tanto che il "62% desidera lasciare il proprio Paese". Ad affermarlo è stato mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, il quale ha anche sottolineato che in seguito alla guerra la popolazione cattolica è scesa dal 19 al 12%. In tutte le diocesi del Paese operano "commissioni di pastorale giovanile" e particolarmente vivace è il Centro arcivescovile per la pastorale giovanile Giovanni Paolo II fondato nel 2006, "che è luogo dell'educazione - ha spiegato mons. Komarica - ma anche di incontri, di spiritualità, di opere di carità e di attività sportive: insomma un posto dove i giovani possono sviluppare la loro creatività e in essa la loro ricerca interiore". Nel Centro, da alcuni anni, si sono sviluppate due iniziative, "il campo estivo ecumenico" e il "campo estivo della pace". Per rafforzare la collaborazione tra i giovani del Paese e quelli che sono all'estero opera il "Comitato per i giovani" della Conferenza episcopale mentre le diocesi della Bosnia-Erzegovina promuovono un incontro biennale dei giovani cattolici. A quello del 2009, c'erano 15.000 ragazzi. Tra le priorità: "aiutare i giovani a prendere in mano la pastorale a loro rivolta", "promuovere la nascita di associazioni, movimenti e strutture pastorali nei decanati e nelle parrocchie" e "creare nuovi luoghi per realizzare progetti di convivenza tra i giovani dopo le divisioni provocate dalla guerra".
Grecia: la volontà di una minoranza
"La pastorale giovanile in Grecia rispecchia la situazione di una Chiesa minoritaria in un Paese a stragrande maggioranza ortodossa. Ciò significa che i nostri giovani non possiedono sempre i modelli sociologici e una psicologia di gruppo che li possa aiutare ad avere una propria autocoscienza cattolica". Dopo questa premessa mons. Ioannis Spiteris, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia, ha ricordato che la Conferenza episcopale greca dal 1970 ha creato una Commissione pastorale per i giovani. "Il numero dei giovani che segue le nostre organizzazioni è esiguo ma cerchiamo di raggiungerli nella preparazione al matrimonio e nel percorso delle giovani famiglie. "Il grande problema - ha sottolineato mons. Spiteris - è come raggiungere la grande massa dei giovani che senza essere contro le Chiese si sono allontanati giustificandosi che non hanno tempo a causa degli studi e del lavoro oppure ammettono l'indifferenza riguardo la religione". In una situazione complessa si evidenziano: la vitalità della pastorale giovanile nelle isole di Syros e Tynos dove esiste una realtà cattolica molto viva, la presenza di giovani cattolici tra gli immigrati nelle grandi città, il contributo che molti giovani greci portano al loro ritorno dagli studi universitari all'estero dove partecipano a esperienze di fede in associazioni e movimenti. "Un altro elemento della nostra pastorale giovanile è la dimensione ecumenica, noi - ha aggiunto mons. Spiteris - cerchiamo di spiegare ciò che divide ma soprattutto ciò che unisce".
Moldova: il coraggio di crescere
"Siamo abituati al sacrificio e soprattutto siamo consapevoli che la nostra vocazione deve confrontarsi con le problematiche di una società in continua evoluzione". L'esperienza della Chiesa di Moldova in ambito giovanile, presentata da mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau e presidente della Conferenza episcopale, tiene conto di una storia di sofferenza e di una attualità in cui sono evidenti "la pressione materialistica", la "pressione migratoria" e la "scarsa formazione umana e cristiana".
In questo contesto, ha grande importanza il servizio dei sacerdoti, dei religiosi, in particolare dei salesiani nell'educazione e nella formazione professionale. In questo orizzonte si pone anche la prima Settimana sociale per la Chiesa cattolica moldava che si terrà in ottobre sul tema "Il coraggio di crescere accanto agli ultimi". "Siamo - ha detto il vescovo - una Chiesa giovane che ha nei giovani il suo potenziale per essere maggiormente presente sul territorio moldavo". Ecco perché vengono organizzate piccole scuole di formazione" mentre ogni anno si tengono due giornate per i giovani : il primo per vicini e lontani, il secondo per quanti vogliono fare un cammino cristiano. "È forte - ha sottolineato mons. Cosa - il bisogno che i nostri giovani hanno di uscire dall'isolamento socio-culturale, che li rende sofferenti e spesso genera in loro un certo complesso di inferiorità nel dialogo con le altre comunità cattoliche d'Europa".
Cipro: andare dove sono
"I giovani sono pronti ad ascoltare la Parola di Dio" e a impegnarsi "nella missione e nell'apostolato" ma "la Chiesa è chiamata a partire" per "andare a trovare i giovani dove sono". Ne è convinto mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti che nel suo intervento ha anche spiegato come, nell'isola, "i giovani cattolici appartengono alla comunità maronita e latina". I primi sono generalmente ciprioti, con pochi altri provenienti da Paesi diversi, come il Libano; i giovani della comunità latina, perlopiù stranieri, sono "operai, studenti universitari o funzionari". "Fino ad oggi non c'è un pastorale giovanile cattolica comune - ha raccontato il vescovo - ma la visita apostolica di papa Benedetto XVI è stata una buona occasione per iniziare a lavorare insieme". Nelle comunità maronite, a livello giovanile, ci sono "gruppi e organismi che non sono lontani dalle parrocchie" e "villaggi, gruppi e Chiesa formano un legame stretto"; nella comunità latine "si animano incontri spirituali dove i giovani sono insieme agli adulti" e c'è un "inizio di pastorale vocazionale". Mons. Soueif ha indicato, tra le priorità della pastorale giovanile, "l'educazione alla cultura dell'altro, accettando la diversità e lavorando per l'unica società di Cipro, caratterizzata dalla convivialità e multiculturalismo". Altrettanto importante "promuovere le attività giovanili nei villaggi maroniti", spopolati dopo la divisione dell'isola nel 1974, a seguito dell'invasione turca. Per il vescovo "i giovani cattolici sono chiamati a conoscere le loro identità", ma anche ad "avere amore, apertura e collaborazione con tutti". Ulteriore impegno è infine quello aiutare i ragazzi a "visitare tutte le case di Dio, chiese, monasteri e moschee, che sono spazi di fratellanza, perdono e pace".
Bulgaria: una nuova generazione
La Chiesa cattolica è presente, in Bulgaria, solo con tre diocesi, due di rito occidentale latino e l'altra di rito orientale e rappresenta l'1% della popolazione, anche se il vero problema non è la condizione di minoranza quanto le difficili condizioni del Paese. "Tanti giovani - ha infatti raccontato mons. Christo Proykov, esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale bulgara - tra i quali non pochi cattolici, lasciano il Paese per cercare una vita più normale". Il vescovo ha aperto uno squarcio sulla storia di una chiesa che ha molto sofferto, durante il periodo comunista, quando "quasi tutti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sono stati in carcere" e alcuni sono "stati condannati a morte, altri uccisi senza processo". Nel 1989, quando è crollato il regime la chiesa "è uscita indebolita ma viva", con "una grande autorità morale riconosciuta ufficialmente". Per quanto riguarda i giovani mons. Proykov ha notato che "oggi i ragazzi sono bombardati dai messaggi del mondo materialista e pur essendo sensibili e attratti dal messaggio cristiano trovano difficile andare controcorrente". Per questo la "partecipazione agli incontri internazionali come Madrid, è molto importante", perché il contatto con tanti altri giovani cristiani "dà loro il coraggio e l'entusiasmo di andare avanti". Il vescovo vede comunque "segni di speranza per il futuro", perché "cresce una nuova generazione" che ha la possibilità di "approfondire la propria fede" e ci sono "dei giovani che restano nel Paese o altri che, dopo aver studiato all'estero, tornano in Bulgaria".
Santi Cirillo e Metodio: i giovani per i giovani
"Giovani per giovani", la scuola di formazione degli animatori che solo l'anno scorso ha preparato 50 ragazzi già impegnati nelle diocesi, è il fiore all'occhiello della pastorale giovanile della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio, che comprende alcune diocesi cattoliche di Serbia, Montenegro, Macedonia e del territorio del Kosovo. A raccontarlo è stato mons. Djuro Gasparovic, che è stato delegato a rappresentare la Conferenza episcopale dal presidente, mons. Stanislav Hocevar: il presule è anche presidente del Consiglio per i giovani presso la stessa Conferenza episcopale, un organismo che è stato istituito per affrontare i problemi giovanili di oggi, come la "secolarizzazione", la "ricerca della propria identità", la "disoccupazione" e "la crisi di fede". Il Consiglio, che si occupa anche di stabilire i programmi annuali di lavoro e di "dare sostegno ai sacerdoti impegnati in questo particolare settore", si è già attivato per la Gmg. Mons. Gasparovic ha annunciato che "ci saranno 140 ragazzi serbi che parteciperanno all'evento di Madrid" ma ha sottolineato che "esiste anche un incontro annuale per i giovani di tutte le diocesi che si tiene in lingua croata e ungherese", occasione di "scambio di idee, progetti, relazioni amichevoli e confronto nella fede". Appuntamenti annuali per giovani si tengono anche in ognuna delle Chiese locali e ci sono appuntamenti semestrali "pastorali-catechistici" per gli studenti. Particolare attenzione viene riservata ai ritiri spirituali, "perché - ha detto il vescovo - siamo consapevoli dell'attenzione che bisogna dare alla vita interiore degli animatori dei gruppi giovani".
Albania: ascoltare e dire le ragioni del Vangelo
Nel "Paese più giovane d'Europa" (40% della popolazione al di sotto dei 25 anni e il 12% oltre i 65 anni) pesa ancora molto "l'eredità del vuoto lasciato dalla ideologia marxista che a venti anni dalla caduta del regime caratterizza ancora in parte l'orizzonte delle idee della società albanese in materia religiosa mentre dall'altra parte l'Occidente propone un modello laicista di vita e una società senza Dio ". Lo ha affermato mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana e presidente della Conferenza episcopale albanese. Anche se le difficoltà economiche rendono più difficili le iniziative pastorali, ha affermato l'arcivescovo, "credo che la chiave più giusta per entrare nel mondo giovanile sia l'ascolto. Bisogna consegnare ai giovani prima di tutto le ragioni del Vangelo e solo dopo aiutarli a capire le ragioni della Chiesa che è al servizio del Vangelo. Occorre da una parte apertura verso ciò che hanno da dire e dall'altra parte occorre avere fermezza e chiarezza nell'annuncio del Vangelo e non dei suoi surrogati areligiosi". Mons. Mirdita si è quindi soffermato su alcuni aspetti positivi. "Se in molti Paesi occidentali la Cresima è il sacramento dell'addio - ha detto - nei villaggi dell'Albania molti giovani continuano a frequentare le chiese". Anche se molto diversa è la situazione nelle città "gli universitari sono molto aperti all'educazione religiosa e disponibili se ricevono proposte formative" anche da associazioni e movimenti. Ci sono infine molti giovani albanesi emigrati dei quali, ha detto mons. Mirdita "giungono notizie di tante belle conversioni alla fede cattolica".
Romania: persone libere e responsabili
"Una presenza viva dei giovani nella Chiesa dimostra in modo inequivocabile che le nuove generazioni non sono affatto soggetti passivi della cura pastorale della Chiesa, ma vi prendono parte attiva da protagonisti: La Chiesa li deve cercare con amore materno, perché proprio nelle nuove generazioni essa ritrova ogni volta il suo volto sempre giovane e il coraggio di guardare al futuro". Così mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare e responsabile della Commissione di pastorale giovanile della chiesa greco cattolica di Romania. In un Paese che vede i cattolici (di rito cattolico e di rito greco) in netta minoranza rispetto agli ortodossi, ha aggiunto il vescovo, "cerchiamo di far comprendere la dignità cristiana, di viverla come persone libere capaci di fa fronte alle difficoltà della vita con serenità, generosità e felicità". Le iniziative sono molteplici e sono da segnalare pellegrinaggi nei santuari e alle tombe dei vescovi morti durante il regime comunista, incontri ecumenici, esperienze con giovani cattolici di altri Paesi (es.Taizè), incontri di preghiera e adorazione eucaristica., formazione degli adolescenti. Nelle scuole cattoliche studiano giovani di tutte le confessioni cristiane mentre nelle facoltà di teologia si formano i futuri sacerdoti e i futuri insegnanti laici. Le scelte pastorali più importanti sono il frutto di una collaborazione molto viva tra Chiesa greco cattolica e Chiesa romano cattolica. "La pastorale giovanile - ha concluso mons. Bercea - è ancora all'inizio e mancano una strategia chiara e formatori competenti. Nonostante tutte queste difficoltà Chiesa cattolica sta cercando di offrire un sostegno ai giovani, si a livello nazionale che locale".
Medio Oriente: la locomotiva trainante
"Per la missione della Chiesa, oggi, in Medio Oriente, una pastorale tipicamente giovanile è assolutamente indispensabile". Lo ha sottolineato mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, presentando la situazione delle diocesi cattoliche del Patriarcato, distribuite in quattro Paesi dell'area, Palestina, Israele, Giordania e Cipro. Mons. Twal ha individuato diversi "frutti positivi" di questa pastorale, tra i quali, certamente, il fatto che "i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale pastorale di tutta la comunità" in quanto "molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche": le scuole accolgono cristiani, musulmani ed ebrei; i movimenti giovanili, o anche i centri giovanili, "sono quasi sempre misti". Per il patriarca la "pastorale giovanile è un'ottima risposta al fenomeno dell'emigrazione" che "minaccia tutti i nostri giovani in Medio Oriente": la Chiesa fa molti sforzi per aiutare le famiglie "ma la medicina più potente è culturale e morale". In questo campo vengono giudicate fondamentali l'azione dell'Università di Betlemme e l'apertura dell'Università di Madaba il prossimo settembre. Positivi sono, per mons. Twal, i riscontri del lavoro della pastorale giovanile nel campo delle vocazioni: i numeri sono "buoni" e altrettanto importanti i risultati nella "formazione all'impegno per la giustizia, la riconciliazione e la pace". Tra le sfide mons. Twal ha indicato la necessità di maggiore "inserimento nella pastorale della Chiesa locale di comunità e movimenti nuovi"; importante, poi, investire nella "formazione interna e apostolica dei leader" e anche dei sacerdoti impegnati nella pastorale giovanile.












