Da EurHope a EurHome
Campo Ecumenico 2011

Centoventi giovani inglesi, rumeni, svedesi, italiani. Centoventi giovani cattolici anglicani, ortodossi, luterani, cattolici. Centoventi giovani diversi per questi e tanti altri motivi: la puntualità, il cibo, il modo di vestire … diversità che dal due al nove agosto al Centro Giovanni Paolo II non hanno fatto rima con divisione ma con ricchezza, bellezza, gioia.
Abbiamo vissuto la Chiesa Cattolica, intesa non come una delle confessioni cristiane presenti, ma la Chiesa nella sua universalità, la Chiesa nel suo essere una non perché uniforme ma perché costruita su Gesù Cristo, sulla fede degli apostoli e dei profeti.
Giovanni Paolo II disse ai giovani durante l’indimenticabile EurHope «Ecco la vostra casa». Al termine del Campo ecumenico tutti ripetevano: ma questo è il paradiso. Sì: vivere come fratelli è il paradiso che comincia oggi, qui, sulla terra.
Nella notte della veglia in Santa Casa, le pietre hanno riascoltato il sì di Maria nel sì di questi giovani. Le lacrime sono state il linguaggio comune a tutti. Lacrime di gioia, lacrime che nel silenzio sono state la risposta a un Dio che continua a parlare ai giovani come duemila anni fa e dice: «amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato».
L’ecumenismo, terra promessa dei cristiani, tornerà a volare alto grazie alle relazioni di giovani che accompagnati dai loro educatori (preti, suore, laici, vescovi), in ascolto della Parola, metteranno da parte le loro strade per seguire solo Gesù, unica via dell’unità.
E allora continuiamo a domandarci: «perché siamo divisi se stiamo così bene insieme?» e rispondiamo ogni giorno abbattendo i muri e costruendo ponti.







